lunedì 5 aprile 2010


Oggi sempre più, ciò che intendiamo con "essere normale" si gioca sul versante dell'immagine: dalla frenesia all'acquisto dell'oggetto simbolo di stato, agli interventi di chirurgia estetica atti a cancellare la cicatrice primaria che ci rende inimitabili. L'immagine non è però in grado, fatto salvo per un soddisfacimento caduco, di sgretolare progressivamente la malattia del pensiero e del corpo.
Perchè l'adeguamento a ciò che si suppone essere l'immagine dominante avrebbe degli effetti terapeutici? Perchè spendere tante energie e tanto denaro per adeguare il proprio comportamento, il proprio corpo, il proprio pensiero, a ciò che è maggioranza statistica?
La psicoanalisi infatti non ha di mira la "normalizzazione" del soggetto, che equivarrebbe alla sua scomparsa, bensì punta a creare un rapporto normale con il proprio inconscio (che è prima di tutto l'Altro) come luogo depositario di un sapere, di una verità intima che concerne la causa della sofferenza sintomatica dell'uno per uno.